pomodori in vaso

La conoscenza è la cosa più preziosa che c’è, e per chi sceglie un percorso orientato in gran parte da autodidatta, da sperimentatore, questa passa soprattutto attraverso gli errori.

Vediamo allora di fissare sul blog qualche appunto sulle lezioni apprese sull’orto in balcone durante l’anno 2018:

Peperocini

I peperoncini si sono confermati una coltura estremamente adatta all’ambiente della terrazza. Tra le varie piante che ho sperimentato finora, sono senza dubbio quelle che si sono rivelate più resistenti alle alte temperature e alle tante ore di esposizione al sole. Un piccolo ruolo, in tutto questo, lo gioca probabilmente il fatto di aver utilizzato dei semi derivanti dalle piante dell’anno precedente, che hanno ricevuto le informazioni genetiche necessarie ad ambientarsi ancora meglio alle caratteristiche ambientali. Per questo motivo, oltre al solito tentativo di far sopravvivere le piante di questa estate durante l’inverno (nella nuova serra), nella primavera del 2019 userò qualche seme di quest’anno per verificare se le nuove piante saranno ancora più vigorose.

Pomodori

Una pianta spontanea di pomodoro è nata e cresciuta (anche se non abbastanza da arrivare a fruttificare e rivelare quindi la sua varietà) fino a circa un metro di altezza nel vaso rettangolare 80 x 20 cm, il che dimostra che i vasi tondi da 45 cm di diametro, anche se non ottimali e nemmeno lontanamente paragonabili alla coltivazione in campo aperto) sono  tutto sommato sufficienti per questa pianta, magari a patto di scegliere una varietà con frutti relativamente piccoli, ad esempio il datterino giallo invece del cuore di bue.

La produzione finale, tra Trendy Vesuviano e Datterino Giallo, è stata di circa 2 kg. Le piante sono cresciute a ritmo serrato a maggio e giugno, andando in pesante sofferenza nei mesi di luglio e agosto. A luglio, la presenza di macchie scure su alcune foglie ha segnalato un probabile attacco fungino (peronospora?), così ho somministrato trattamenti rameici, purtroppo tardivi, che hanno arrestato l’attacco senza però che le piante tornassero in forze. Il numero di rami e foglie in salute è andato via via diminuendo e le piante hanno assunto un aspetto quasi scheletrico, salvo mostrare segni di ripresa, con nuovi getti di rami e foglie, da fine agosto a settembre, suggerendo un collegamento con la temperatura (l’anno prossimo vanno posizionate meno in piena luce) e l’irrigazione, che è sempre avvenuta con acqua di rubinetto in media due volte al giorno (alla mattina intorno alle 8 e la sera intorno alle 18), salvo il verificarsi di temporali verso fine estate.

I pomodori raccolti tra giugno e luglio sono stati di dimensioni più piccole rispetto alle attese (1,5-2,5 cm), mentre quelli raccolti ad agosto e settembre avevano dimensioni mediamente più grandi (2-3 cm). Ho messo da parte dei semi di datterino giallo sperando di farci delle nuove piantine da mettere il prossimo aprile, in previsione di una nuova coltivazione di pomodori (circa 5 piante) che sarebbe meglio irrigare con un impianto automatico adeguatamente settato.

Fagiolini Nani

I fagiolini nei vasi stretti rettangolari 80 x 20 centimetri hanno forse lo spazio minimo per crescere e fruttificare, ma già dopo il primo mese tendono ad essere attaccati dai funghi. La mia idea è che le alte temperature raggiunte in terrazza già nei mesi di giugno/luglio mandino in sofferenza l’apparato radicale, offrendo il fianco allo sviluppo di funghi che aggrediscono inesorabilmente le piante.

Rosmarino e rinvasi

Il rinvaso del rosmarino, che mostrava numerose foglie con punte ingiallite o marroni, ha evidenziato la presenza diffusa di un fungo che ha causato marciume radicale. Se la pianta sopravviverà all’inverno, al termine dello stato vegetativo occorrerà effettuare un nuovo rinvaso sostituendo interamente il terriccio, non prima di aver pulito accuratamente radici e colletto dalla terra e aver rimosso ogni traccia di attacco fungino (eliminando le radici danneggiate). Il terriccio scartato può essere buttato, o magari lasciato a riposo e trattato con antifungini naturali per provare a recuperarlo.

Monitoraggio del marciume radicale

Il marciume radicale è esteso anche ad altre piante (stevia, santoreggia, tagete) che mostrano gli stessi sintomi del rosmarino, con foglie che si anneriscono in punta e poi via via sempre di più. È opportuno programmare in primavera il rinvaso anche per queste piante (con lo stesso trattamento del rosmarino), tenendo sotto controllo la situazione della terrazza in cerca di segnali che rivelino la presenza della malattia in altre piante. Riutilizzando spesso lo stesso terriccio, è infatti probabile il rischio che le spore di questi funghi abbiano infestato i vasi di quasi tutte le piante, salvo non riuscire a pregiudicare la salute delle più sane di esse. È necessario mettere in atto una strategia di lotta biologica di lungo termine.

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